24 Febbraio 2025

I progetti del Parco Archeologico dell’Appia Antica

dalla rubrica ARGOMENTI

Sin dall’epoca arcaica esisteva un percorso che dal guado sul Tevere nei pressi dell’Isola Tiberina si inseriva nella Valle Murcia – dove sorgerà il Circo Massimo – e, seguendo la dorsale collinare di origine vulcanica della colata lavica di Capo di Bove fino ai piedi dei Colli Albani, raggiungeva i più antichi centri del Latium Vetus. Su questa stessa direttrice fu realizzata la Via Appia, la prima via militare costruita ex novo dai Romani e la prima via censoria. Fu realizzata nel 312 a.C. dal censore Appio Claudio Centemmano, detto il Cieco, nel periodo della seconda guerra sannitica e della conquista romana della Campania. La nuova strada, per la prima volta, non prese il nome del luogo verso cui era diretta o della funzione che svolgeva ma assunse il nome personale di colui che l’aveva fatta costruire e non quello della gens Claudia cui Appio apparteneva, come avvenne poi per le altre strade consolari. Appio Claudio, rappresentante della nobiltà romana, fu un personaggio di spicco nella vita politica del tempo, rivestendo più volte le più alte cariche del potere. Fu censore, console e dittatore durante le Guerre Sannitiche. Tre secoli dopo la sua morte la sua statua fu collocata nel Foro di Augusto tra quelle degli “spiriti magni” della patria con alla base inciso un elogium, ma negli stessi anni lo storico Diodoro Siculo ricordava, non senza un accenno critico sui costi dell’opera, come la costruzione della via Appia richiese l’impiego di cifre enormi che rappresentarono un salasso per le casse dello stato. L’Appia fu concepita con lo scopo di collegare nel modo più diretto possibile le estremità del percorso e la sua costruzione fu prolungata nel tempo parallelamente all’espandersi del dominio romano. È soprattutto per questa funzione strategica che il tracciato fu realizzato in gran parte per segmenti a rettifilo, in modo tale da ridurre al minimo la lunghezza del percorso. La funzione più propriamente di collegamento e di supporto al viaggiatore si perfezionò in epoca imperiale: il percorso viene dotato di continue attrezzature, le stazioni di posta – mutationes – ogni dieci miglia e le mansiones o stationes alla distanza di un giorno di viaggio.
Il Parco Archeologico dell’Appia Antica nasce nel 2016 come istituto dotato di autonomia speciale di rilevante interesse nazionale che unisce insieme le competenze di una soprintendenza unica con quelle di un museo, allo scopo di tutelare e valorizzare un ambito territoriale unico al mondo, riconoscendone la specificità tra i luoghi della cultura e l’unitarietà dei suoi complessi archeologici, monumentali e paesaggistici. Il progetto “Urbs. Dalla città alla campagna romana”, finanziato nell’ambito del Piano Nazionale Complementare al PNRR e coordinato dalla Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura, costituirà nei prossimi anni una delle più grandi occasioni di conoscenza, ricerca, ampliamento delle aree fruibili e sviluppo del potenziale dell’intero Parco e che si affianca agli interventi di mobilità sostenibile alle diverse scale. In totale sono stati assegnati all’Istituto 30 milioni di euro, nell’ambito di un progetto congiunto con il Museo Nazionale Romano, che ha l’obiettivo di riannodare le connessioni tra centro e periferia, ricostruendo il legame tra le molte opere provenienti dal territorio dell’Appia e della Latina, ora esposte al Museo Nazionale Romano, e l’originario contesto archeologico e topografico di provenienza. L’obiettivo principale del consistente finanziamento è quello di ampliare la fruizione incrementando le aree aperte al pubblico, con la realizzazione di nuovi percorsi multimediali, e la restituzione alla cittadinanza di spazi e contesti straordinari, di non comune pregio archeologico e paesaggistico.

Questo articolo è pubblicato in l’industria delle costruzioni 496 -Città in Scena – dic/mag 2024

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